
contributo di PAOLO RIGONI dottore forestale
review di BARBARA STEFANI docente ed architetto del paesaggio
prima presentazione delle proposte
piccole idee verdi e virali crescono
rete delle facoltà che partecipano al cittàeterritorio festival
“BERENGER
[…]
Ah vorrei essere come loro! Non ho niente in testa, neanche un corno!
Com’è brutta la mia fronte così piatta, liscia … ci vorrebbero un corno o due, così anche i miei tratti risalterebbero meglio … Chissà, forse spunteranno , e allora non mi sentirò più così umiliato, potrò andare a raggiungerli … Ma no … le corna non spuntano …
[…]
Come mi sento in colpa! Avrei dovuto seguirli quand’ero ancora in tempo! Troppo tardi, adesso! È finita, sono un mostro! Sono un mostro! Non diventerò mai più un rinoceronte, mai,mai,mai!
[…]
E allora, tanto peggio! Mi difenderò contro tutti!
[…]
Sono l’ultimo uomo, e lo resterò fino alla fine! Io non mi arrendo! Non mi arrendo!
Sipario.”
Ionesco E.,Il rinoceronte, Einaudi, Torino, 1960, atto 3°,battuta finale, pp.128-129
L’espressione,“spazi della comunità”,tema della seconda edizione del “Città e Territorio Festival” racchiude in sé tanto la ricerca di un posto intimo e confortevole in cui instaurare relazioni, quanto il pericoloso richiamo identitario–forcaiolo alla comunità come sinonimo di ambiente sicuro e quindi libero da qualunque estraneo.
Mai quanto oggi, in uno scenario dominato da incertezza ed insicurezza, si sente forte il bisogno comunitario, ma al contempo quella che molti cercano è una comunità senza impegni,una “comunità gruccia”, come ha efficacemente stigmatizzato Baumann nel suo libro Voglia di Comunità(Ed.Laterza), aggregazione di anime solitarie a cui abbandonare momentaneamente le preoccupazioni, magari incontrandosi virtualmente sulla rete.
Luoghi delle comunità,dunque, ma quale comunità? E quali luoghi? Reali o virtuali? Forse, ci siamo detti, non è possibile rispondere univocamente a queste domande, ma si potrebbe racchiudere la complessità della questione in un simbolo, una figura leggendaria del teatro dell’assurdo, “il rinoceronte” di Ionesco. Un rinoceronte a simboleggiare allo stesso tempo la paura dell’elemento estraneo e diverso che entra in una comunità e la facilità con cui il terrore è in grado di trasfigurarne - quasi fosse un’epidemia - i suoi membri, trasformandoli a loro volta da assediati in assedianti.
Il fondamento della comunità è la comunicazione. L’iniziativa delle letture collettive vuole dare seguito a questa affermazione, allestendo tre spazi nella città di Ferrara durante il Città Territorio Festival. Questi luoghi, appositamente arredati, disegnano un itinerario urbano in cui la parola, la lettura si fa costruzione.
L’idea nasce dal desiderio di riprendersi un tempo per la lettura: un’esperienza iniziata con il corso di “Studi urbani: spazio e comunità” (Università Roma Tre) e qui riproposta in forma allargata. La comunità dei lettori si apre al passante. Il cittadino è invitato a fermarsi e a condividere il proprio tempo con gli altri in tre luoghi legati dal circuito del Festival: la rotonda Foschini, la piazza Municipale e la piazza Trento e Trieste.
I luoghi immaginati sono essenziali, fatti di parole e testi, che ruotano attorno ai temi del corpo, dello spazio e della comunità. A ogni appuntamento, dedicato a ciascuno di questi temi, partecipa un relatore del Festival, invitato a leggere e discutere insieme i testi selezionati.
Venerdì 17 aprile
ore 15.00 (rotonda Foschini, piazza Municipale, piazza Trento e Trieste)
Sabato 18 aprile
ore 10.30 (rotonda Foschini, piazza Municipale)
ore 15.00 (piazza Municipale, piazza Trento e Trieste)
ore 22.00 (piazza Municipale)
Domenica 19 aprile
ore 15.00 (rotonda Foschini, piazza Municipale, piazza Trento e Trieste)
i testi
Spazio:
- Massimo Cacciari, La città
- Michel Foucault, Spazi altri
- Georges Perec, Specie di spazi
- Jane Jacobs, Vita e morte delle grandi città
- Gilles Deleuze, L'isola deserta ed altri scritti
- Gaston Bachelard, La poetica dello spazio
Corpo:
- Maurizio Vitta, Dell'abitare
- Umberto Galimberti, Il corpo
- Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine
- Michel Serres, Il mantello di Arlecchino
- Massimo Cacciari, Prologo a: Sofocle, Antigone
- Hannah Arendt, Vita activa
- Michel Foucault, Il corpo, luogo di utopia
- Marcel Mauss, Le tecniche del corpo in Teoria generale della magia
Tempo:
- Jean-Luc Nancy, La comunità inoperosa
- Walter Benjamin, Angelus Novus
- Silvano Agosti, Lettere dalla Kirghisia
- Jorge Luis Borges, L'Aleph
- Georg Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito
- Remo Bodei, Piramidi di tempo
Abitare:
- Martin Heidegger, Saggi e discorsi
- Maurizio Vitta, Dell'abitare
- Zygmunt Bauman, Modus vivendi
Il basso profilo vuole essere un appello, un invito a considerare l'apporto delle piccole cose.
Questa attenzione ai singoli contributi può portare ad una riduzione di scala, a ragionare su micro-sistemi in cui le piccole cose hanno un grande peso, realtà complesse, ma con il vantaggio di non aver bisogno di grandi mezzi per essere maneggiate, esplorate o eventualmente modificate.
Viceversa, la stessa attenzione ai diversi apporti, per piccoli e bassi che siano, può mettere in evidenza l'aspetto relazionale, la macro-rete di connessioni che a larga scala legano ciascun oggetto, o ciascuna persona, all'altro.
Il basso profilo si presenta, quindi, come una chiave di lettura:
è un modo di leggere che guarda agli elementi mutevoli della complessità, individuando un legame tra le diverse (co)operazioni e il processo nella sua interezza.
Qual è il profilo che la realtà ci mostra quando la si analizza dal basso?
E' soltanto una interpretazione?
Desideriamo credere che il basso profilo possa anche divenire matrice di nuove possibilità operative.